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Tra Realtà e Fantasia

28 Maggio – 18 giugno 2016

Per Francesca Fusari la scoperta analitica del mondo esterno è un divenire del segno grafico che coincide con il divenire del mondo visibile, riproducendone la tensione sotterranea. Cieli, orizzonti, corpi, sguardi esorcizzano il bianco di fondo in silenziosi spazi sottratti alle atmosfere labili dell’aria e della luce naturale. Zone franche d’esilio, dove cercare la piena concordanza tra pensiero e immagine con linee di frontiera tra cosa e cosa che paiono comunque intridere la forma annullando le distanze allo scopo di collegare fenomeni imprevisti e lontani, saldando il microcosmo al macrocosmo. Un tratto pieno per finestre di dialogo tra l’autrice, ciò che la circonda, le sue ispirazioni, a guisa di calchi della mente, propri ideali assorbiti e assoggettati all’unità della ragione nel libero gesto di un moto corporeo puro, concreto, privato.

Espansioni sulle superfici di forme-zone in rapporto-contrasto, per rendere le intermittenze del cuore nella compattezza saldata da un bordo come il “cloison”, il bordo metallico di contorno, grave e ritmico, in cui ogni campo è delimitato, e in questo caso, entro il quale di rado si insinua il colore per tingere dolcemente le tensioni schematiche, prospettiche e proporzionali. Infiniti pensieri che rivelano una poetica della traccia risoluta, una messa in pagina dello spazio scenico e dei singoli scorci in un proprio luogo esistenziale dove “stare” significa anche essere, anche creare.

Francesca Marini indaga figure incompiute in raffinati esempi di fantasia, dove forma, colore e commozione si concentrano nell’impianto nitido e senza peso di nudi antropomorfi, facendo vacillare i confini mentali tra realtà e pensiero grafico. Le sue immagini, libere per inclinazioni e per gusto, sottendono un’idea di partenza sempre normale nelle loro proporzioni e nei loro rapporti, ma durante il percorso di elaborazione si mutilano per divenire vive ed espressive attorno a un vuoto, perdendo volume e corposità. In quello spazio, punto di transizione tra l’umano e l’animale, colori ricchi di delicate sfumature ed eleganze cromatiche presentano “repertori scientifici”, saettanti schizzi con nuovi soggetti nello spirito dei vecchi taccuini che un tempo comunicavano molto sulle cose ma meno sul loro rapporto con l’artista, ma ivi associati al processo primario dell’inconscio e alla sua potente carica d’unione e riduzione a un tutto omogeneo. Fogli tracciati da un percorso non descritto, non raccontato, ma abbandoni sorgivi in un sintetismo grafico con la semplicità e la spontaneità di un abbozzo, un’idea stabile “come fare un gesto espressivo”, “una pittura riassunta, fatta con mezzi ridotti”. Una progressiva precisazione in cui a definirsi è l’emozione dell’artista in un risultato dal richiamo consapevole all’estetica orientale per quel che concerne l’identificazione nel modello: “quando disegnate un albero dal basso dovete avere la sensazione di salire con lui”. Oltre l’orizzonte del comune e del quotidiano, le forme enigmatiche di un percorso fatto in compagnia del proprio animo, condensano linee semplici e colori puri per rappresentare un rapporto che esiste esclusivamente tra la propria esistenza e l’immagine creata. E dalle fondamenta di un approccio più mentale che fisico nasce una radice che accoglie con grazia spontanea “personaggi fantastici” immobili, solitari, ricondotti all’incontro diretto e flagrante con la natura.

Un po’ di Photogallery …

 

Videogallery dell’Evento …

 

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